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L’invasione della città di Zara da parte degli eserciti crociati


L’11 novembre 1202, all’inizio della quarta crociata che termina con la conquista di Costantinopoli, inizia l’invasione della città da parte degli eserciti crociati…

L’invasione della città di Zara da parte degli eserciti crociati

 

L’11 novembre 1202, all’inizio della quarta crociata che termina con la conquista di Costantinopoli, inizia l’invasione della città da parte degli eserciti crociati…

 


Grazie al notevole sviluppo vissuto nel periodo medievale, la città di Zara rappresenta un ostacolo insuperabile sulla parte orientale della costa adriatica per l’ambiziosa e potente Serenissima. Non sorprende il fatto che la città ha costantemente subito gli attacchi dei Veneziani soprattutto durante il XII e XIII secolo, costituendo sempre la fonte principale dei conflitti tra la Repubblica veneziana ed i re croato-ungheresi.

 

Il periodo che va dal XI al XV secolo, anche se tumultuoso e caratterizzato da stragi e frequenti attacchi bellici, fu per Zara un periodo d’oro. Nell’entroterra si veniva pian piano formando lo stato croato con il quale Zara cominciò ad instaurare dapprima rapporti commerciali e poi anche politici. Al contempo la città si popolava di Croati che con il tempo si adattarono alla vita cittadina. Già nel XII secolo i cittadini erano prevalentemente croati, come testimoniato anche dalla visita di Papa Alessandro III che fu accolto con lodi in lingua croata.

 

Durante l’XI secolo i zaratini si ritrovarono a lottare contemporaneamente per la loro autonomia contro Bisanzio e contro Venezia, la quale attaccò e conquistò Zara per la prima volta nell’anno 1000. Nel 1069, il re croato Petar Kresimir IV, annesse la città di Zara ad altri comuni dalmati che all’epoca facevano parte del suo regno. Dopo le lotte dinastiche e la morte del re Dmitar Zvonimir nel 1089, la città di Zara riconobbe dal 1105 il governo del primo re croato-ungherese Koloman. Successivamente,  nel 1116, Zara cadde di nuovo sotto il governo veneziano nonostante la costante e imperterrita resistenza da parte dei cittadini stessi. Riuscì a ritrovare la sua indipendenza solo nel 1181 con il governo del re croato-ungherese Bella III che riconobbe alla città un’ampia autonomia.

 

Nel 1198 il Papa Innocente III radunò gli eserciti per la quarta crociata d’Egitto ma egli disponeva solo di un terzo dei mezzi necessari per poter portare avanti questa conquista, per questo motivo la Repubblica veneziana si obbligò a trasportare l’esercito fino in Egitto via mare, facendo così costruire una forte flotta di duecento velieri. Il fallimento della Quarta crociata rischiò di coincidere con il  fallimento economico ed il crollo della Serenissima. I veneziani perciò videro nella conquista e nella rapina della ricca Zara, l’opportunità per il proprio rinnovamento.

 

Al principio gli accordi per il trasporto dell’esercito crociato non assunsero un significato politico dato che i Veneziani fino ad allora avevano prestato questo tipo di servizio, traendone sempre tra l’altro  grande vantaggio economico. L’esercito crociato doveva poi essere accompagnato da quello veneziano che contava circa 4.500 cavalieri ed altrettanti cavalli, 9.000 scudieri e 20.000 soldati nonché il cibo per tutto l’esercito. La somma complessiva che i crociati dovettero pagare fu di 85.000 marchi d’argento.

 

Successivamente la guida dell’esercito crociato venne assunta da Bonifacio II del Monferrato e tra i crociati era presente anche lo storico Geoffroie de Villehardouin che descrisse tutta la crociata. I crociati iniziarono a radunarsi a Venezia nel 1202 ma verso la metà dello stesso anno le risorse finanziarie vennero a mancare. Per i Veneziani questa rappresentò un’ottima opportunità per tenere sotto scacco i crociati. L’ottantenne doge veneziano, ormai quasi cieco, Enrico Dandolo scartò immediatamente l’ipotesi di annullare l’accordo e, al contrario, fece ai crociati una proposta allettante: nel caso in cui essi si fossero trovati nell’impossibilità di pagare, avrebbero aiutato Venezia nella conquista di Zara; in questo modo il debito verso la Serenissima sarebbe stato estinto con i beni conquistati dalla città. Una parte dei crociati si oppose all’idea di conquistare Zara, una città cristiana, e alcuni soldati ritornarono a casa mentre un gruppo più piccolo si recò verso la Palestina. Per la maggior parte dei crociati però non c’era altra scelta dato che rinunciare alla proposta di Dandolo significava il fallimento della Quarta crociata. Dopo lunghe e dure trattative, i crociati accettarono di mal grado la proposta del doge che, anche se ormai vecchio e cieco, li convinse portando lui stesso la croce e annunciando così pubblicamente di partecipare alla crociata.

 

Dandolo, da vero diplomatico, riuscì ad ampliare il suo piano di conquista in modo che Zara non divenne il solo obiettivo di occupazione. Si approfittò di Alessio, figlio del re detronizzato Isac II Angelo, che gli chiese aiuto per la riconquista del trono dell’Impero bizantino. Tutto ciò apparve fin da subito molto interessante sia per i crociati che per la Serenissima e così la Quarta crociata assunse un significato ed un carattere del tutto diverso – l’idea cristiana della lotta contro i pagani divennero una scusa perfetta per il raggiungimento di obiettivi politici e commerciali.

 

Una delle flotte navali più forti al mondo era pronta per la partenza. All’inizio dell’ottobre del 1202 la flotta prese il largo verso le sponde della Dalmazia ma il doge Dandolo non aveva alcuna fretta dato che la sua intenzione era quella di passare tutto l’inverno a Zara. L’esercito crociato arrivò a Zara solo l’11 novembre 1202 e a tal proposito il cronista Geofroie de Villehardouin scrisse che si trattava di una “città fortificata con altissime mura e torri e che sarebbe inutile cercare altrove una città più bella e più ricca.”

 

Dopo che tutta la flotta fu raccolta davanti alla città venne spezzata la catena all’entrata della città e la conquista ebbe inizio. Gli zaratini appesero le croci sulle mura e la delegazione del re croato-ungherese Emerico pregò i crociati di non toccare la città ma niente oramai poteva fermare il desiderio del doge di conquistare Zara. Dato che erano troppo deboli per poter resistere agli attacchi, gli zaratini proposero la resa in cambio delle loro vite ma quando il doge, non solo non diede loro nessuna risposta, ma non chiese addirittura nessuna opinione ai crociati, alcuni dei loro leader convinsero gli zaratini a non arrendersi e a fermare qualsiasi trattativa con il doge. Tra l’altro intervenne anche il ministro del Papa Innocente III che proibì la conquista della città cristiana. Tutto ciò però inutilmente. Il doge Dandolo sferrò un duro attacco dalla durata di circa due settimane, dopo di che i crociati iniziarono a penetrare nelle mura cittadine. Quando il 18 novembre i crociati entrarono nella città, diedero subito inizio a stragi e rapine. La maggior parte dei cittadini trovò rifugio a Nona (Nin) o a Zara Vecchia (Biograd), dove cercarono di cominciare una nuova vita.

Dopo la conquista i veneziani si rifiutarono di lasciare la città. Fu stabilito che la città sarebbe stata divisa in due parti – quella veneziana e quella dei crociati, i quali avrebbero occupato la città per tutto l’inverno per proseguire poi in primavera verso Costantinopoli. Il re Emerico supplicò inutilmente il Papa di convincere i baroni francesi affinché gli restituissero il governo della città. Il Papa Innocente III scomunicò i veneziani ed i crociati che parteciparono alla conquista e al saccheggio di Zara, condannandoli per aver distrutto l’intera città e al contempo chiedendo loro di non conquistare più territori cristiani, ovviamente inutilmente. Quando nel 1203 i messaggeri di Alessio iniziarono a promettere grandi benefici a coloro che avrebbero preso parte alla conquista di Costantinopoli, nessuno era più in grado di trattenere i crociati a Zara. Prima di lasciare la città, il doge fece distruggere le mura che davano sul mare e rinforzò invece quelle rivolte verso l’entroterra per poter difendersi più facilmente in caso di un eventuale attacco da parte degli eserciti croato-ungheresi.

 

I dodici comandanti degli eserciti crociati siglarono l’accordo con il principe Alessio anche se alcuni avrebbero poi lasciato Zara schierandosi dalla parte del re croato-ungherese. L’esercito crociato si disgregò completamente soprattutto dopo esser rimasto per lungo tempo senza viveri nella città distrutta e saccheggiata. Nella liberazione della città dagli ultimi crociati, ebbe un ruolo fondamentale  il croato Domald che nel 1024 venne eletto principe zaratino. Con il governo del re croato-ungherese, la città pian piano riprese la vita e i suoi cittadini iniziarono a tornare. Abbiamo tutti gli elementi necessari per affermare che Domald si impegnò molto nella ricostruzione di Zara Nuova (Biograd) dove, durante gli assedi crociati, avevano trovato rifugio molti zaratini. Al loro ritorno a Zara però, Biograd prese il nome di Zaravecchia, nome che questa città conserverà nella toponimia italiana fino ai nostri giorni.

 

Molti cronisti considerarono la distruzione della Zara cristiana da parte dei crociati come prologo alla successiva strage della città di Costantinopoli ed il massacro dei suoi cittadini, anche loro cristiani, che sarebbe avvenuto due anni dopo. Fu quindi completamente accantonata l’idea originale della liberazione di Gerusalemme e di altre città sante della Palestina dai pagani. Successivamente venne organizzata la conquista d’Egitto. Tutto ciò indebolì il potere di Bisanzio a tal punto che anche i Turchi riuscirono a conquistare con relativa facilità l’Europa.

 

Zara, con delle constanti rivolte ed occasionali liberazioni, rimase sotto il governo veneziano fino al 1358. Nel 1205 gli zaratini sottoscrissero il Trattato di pace con il doge Rainieri Dandolo con il quale miravano a proteggere la loro città da futuri attacchi da parte dei veneziani. Il re croato-ungherese Bela IV riuscì ad annettere Zara al suo regno solo nel periodo tra il 1242 ed il 1247 ma la città sarebbe poi rimasta definitivamente sotto il governo croato-ungherese solo dopo la guerra tra questo e la Serenissima tra il 1356 ed il 1358. Il re Luigi I d’Ungheria riuscì finalmente a sconfiggere Venezia ed annettere la città al suo regno con la Pace di Zara del 18 febbraio 1358.