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Teatro Nuovo / Teatro Verdi


Il primo palazzo del teatro, che prese il nome di Teatro Nobile, fu costruito nel 1783 a Zara che a quell’epoca era la capitale della Dalmazia, mentre il palazzo dell’altro grande teatro – il Teatro Nuovo – venne inaugurato il 07 ottobre 1865.

Teatro Nuovo / Teatro Verdi

 

Il 7 ottobre 1865, con la rappresentazione dell’opera di Verdi “Un ballo in maschera”, fu ufficialmente inaugurato il palazzo del Teatro Nuovo.

 

Il primo palazzo del teatro, che prese il nome di Teatro Nobile, fu costruito nel 1783 a Zara che a quell’epoca era la capitale della Dalmazia, mentre il palazzo dell’altro grande teatro – il Teatro Nuovo – venne inaugurato il 07 ottobre 1865 in occasione della rappresentazione dell’opera di Verdi “Un ballo in maschera”. Il teatro fu aperto al pubblico alla vigilia della festa di San Simeone che tradizionalmente a Zara coincide con l’inizio della stagione teatrale.

 

Il Teatro Nuovo rispecchiava il lusso, la ricchezza ed il potere politico di Zara dell’epoca. Sono stati conservati numerosi documenti delle fasi di progettazione di costruzione del teatro che in quell’epoca era considerato il più bello ed il più grande presente nella costa orientale dell’Adriatico. Con la sua costruzione, verso la metà del XIX secolo, arrivano a Zara e in Dalmazia lo storicismo dell’Italia settentrionale con le sue inevitabili reminiscenze del rinascimento e del classicismo.

 

I primi a volere la costruzione del teatro furono il Dott. Šimun Katić e il Dott. Antonio Stermich assieme al presidente della commissione, il Dott. Natale Filippi. Nel 1863 comprarono un palazzo appartenente alla famiglia Lantana, situato sulla Piazza della Madonna del Castello al n. 414, con la cui demolizione fu ottenuta una superficie rettangolare che su due lati confinava con delle proprietà militari (Porta Catena, Piazza dei tre pozzi con il parco della Madonna della Salute e l’Arsenale), nel lato più corto verso sud-ovest con Via Catena mentre nell’irregolare area c’erano giardini e terreni non edificati che si estendevano fino alla cattedrale di Sant’Anastasia.

 

I membri della commissione entrarono in contatto con l’architetto Enrico Trevisanato di Venezia che si era già occupato della costruzione di altri teatri (per es. il Teatro dell’Armonia di Trieste). Trevisanato inviò la prima bozza della facciata del teatro il 18 luglio 1863 ma il presidente della commissione, il Dott. Natale Filippi il quale ebbe un ruolo di primaria importanza nelle decisioni relative all’aspetto del teatro, propose alcune modifiche e correzioni dando suggerimenti per la costruzione delle logge, la facciata, la sala principale e la galleria.

 

Arredato lussuosamente, il teatro aveva tre sale: quella teatrale, la sala concerti e la sala da ballo. L’arredamento fu curato dai più grandi maestri di Venezia e Vienna e poteva accogliere ben millecinquecento persone.

 

La costruzione del teatro iniziò il 25 aprile 1864 e fin dall’inizio si cercò di renderlo il più bel teatro presente in Dalmazia. In quel periodo il teatro Bajamonti di Spalato celebrava il suo quinto anniversario e a Dubrovnik si stava costruendo un altro teatro. La direzione dei lavori fu affidata all’Ing. Mihovil Klaić mentre nel luglio del 1864 gli artigiani Francesco Fabrovich e Caprara si occuparono della costruzione delle logge. La decorazione interna del teatro fu affidata a Carlo Franco che, sotto la guida diretta dell’architetto Trevisanato, già dal 1864 si era specializzato nella realizzazione di schizzi per incisioni ed altre decorazioni nonché dell’indoratura sull’esempio di quelle del Teatro Fenice di Venezia.

 

Carlo Franco eseguì i lavori relativi alla lavorazione del soffitto di tutto il teatro e del palcoscenico, degli architravi, dei pilastri ed il fregio del palcoscenico. Si occupò poi della lavorazione dei lampioni perforati in ferro per le lampade, il rivestimento di tutte le 75 logge, la decorazione della loggia imperiale ed i lavori di indoratura.

 

La decorazione pittorica del teatro fu invece affidata ai pittori veneziani Antonio Zuccaro e Carlo Matesheg. Sul soffitto dello stabile Zuccaro dipinse il Trionfo della Civiltà mentre Matesheg si occupò, oltre che della realizzazione degli ornamenti sulla base dei disegni dell’architetto Trevisanato, della decorazione di altre parti del soffitto, dell’esterno delle logge, del cancello del mezzanino e dei fiori della prima linea con lo sfondo rosso e blu.

 

Per le opere in stucco fu invece chiamato il triestino Leone Bottinelli che realizzò le cariatidi nella sala concerti e le decorazioni nell’atrio del palazzo stesso.

 

Il teatro fu ufficialmente inaugurato la sera del 7 ottobre 1865 come testimoniato dagli scritti di Giuseppe Sabalich. Sabalich tramite i suoi scritti ci fa inoltre sapere che la lunghezza dell’asse centrale del palazzo era di 44.5 m e che le sue facciate erano di stile neorinascimentali. Sopra i cinque finestroni principali che sormontavano le arcate del orticato, in cinque nicchie erano sistemati i busti di Goldoni, Rossini, Alfieri, Teobaldo Ciconi, in mezzo ai quali troneggiava quello di Dante Alighieri.

 

La sala concerti era molto elegante e poteva accogliere quattrocento persone. Aveva i parquet sapientemente lavorati, due grandi lampadari e tre enormi specchi. La facciata principale (occidentale) dava sull’odierna via Jurja Biankinija. Attraverso 5 porte si entrava nel vestibolo e poi nell’atrio del teatro. Erano presenti anche una caffetteria, una sala riposo e una sala fumatori.

 

In base alle fotografie conservate fino ai nostri giorni, il Nuovo teatro zaratino – rinominato Teatro Verdi dopo la morte del grande compositore – si caratterizzava per un esterno armonioso in stile neorinascimentale che non lasciava intuire il ricco e fantasiosamente decorato interno del teatro. Particolarmente decorate erano le logge, se ne contavano 75 che si estendevano in tre file ognuna con 12 logge da entrambi i lati.

 

Il teatro Verdi non subì dei grandi danneggiamenti durante il bombardamento delle forze aeree Alleate nella Seconda Guerra Mondiale ma subito dopo l’arrivo dell’esercito partigiano venne demolito completamente. Oggi a Zara non sono rimaste né tracce visibili né nessuna tavola memoriale che ci ricordi dell’esistenza dei due teatri che segnarono la vita teatrale e culturale della città nel periodo che va dall’inaugurazione del Teatro nobile nel 1783 fino alla demolizione del Teatro Verdi negli anni ’40. Così svanì per sempre uno dei simboli più importanti e significativi dell’identità culturale della città. Il teatro nuovo infatti non subì dei danneggiamenti così gravi da rendere impossibile la sua ricostruzione ma era molto difficile avvicinarsi alle sue rovine. Fu infatti trascurato e lasciato all’abbandono fino al 1974 quando sparirono i suoi ultimi resti.

 

 

Fonte: Marija Stagličić “Graditeljstvo u Zadru 1868-1918”, Zagabria 1988